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Lungo il Vettore di Maturin |
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Per chi non si cura di me, ma guarda e passa...
maria non c'èwrote:
finally!!!!!!!!!! adesso possiamo lasciarti tutti i post possibili e immaginabili! ci sentiamo......
Sept. 22
Coming Soon...
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February 18 Bisogna sempre essere un pò improbabili. Assente ingiustificato ma giustificabile, dopo un bel po di tempo ritorno da voi amici per il pixel...e mi siete mancati. E' un periodo grande pieno di impegni e svaghi che volevo e dovevo vivere, per cui spero che la mia assenza non comprometta il nostro rapporto ma anzi lo renda più piacevole (come per me così anche per voi!), si tratta in fondo come sempre di bilanciare: piaceri e attese, vivere e raccontare, delusioni e sorprese. Di questo ne avevamo già parlato anche qualche tempo fa in fondo, niente di nuovo. Come sempre accade, ragionando mi imbatto in temi che mi colpiscono per la loro semplice complessità; nel senso che sono facilmente comprensibili e comuni ma difficilmente affrontabili, e da buon presuntuoso questa come le altre volte vorrei mettervi a conoscenza di cosa ottiene Eddie dalla sua rotellina girando senza posa. (Per chi non lo sapesse, Billy ha cambiato nome :D) Il fatto è che mi sono accorto di come sia noioso e inutile vivere una situazione in funzione di qualcosa di statico. Vi faccio un'esempio a me familiare: vivere l'università in funzione di una laurea. Molti di voi sono o sono stati studenti universitari, ma il concetto si estende a chi lavora per lo stipendio o a chi ancora studia aspettando il diploma. Vivere una relazione in funzione del sesso, vivere un'allenamento in funzione di una partita...ora forse avete più o meno capito le basi. Mi capita spesso di vedere gente che estende questo...questa "cosa statica" a coprire tutta la sua giornata, passando attraverso rinuncie e privazioni degne dei migliori martiri. Questo mi preoccupa anche un pò, oltre che intristirmi. E mi rendo conto di aver già espresso la mia opinione sulle passioni portate all'estremo, non approfondirò oltre in questo senso, ma mi servono questi concetti limite per mettervi l'occhio sulla devastante opera della prevedibilità sulla situazione in esame. Ho scoperto a mie spese in questo periodo quanto fosse deleteria tale scontatezza privandomene (più o meno volontariamente): è stato pauroso, poi strano, poi straordinario. E il rendersi conto di non dipendere più da quella prevedibile, schifosa "cosa statica" almeno in parte della mia giornata è stato liberatorio, gratificante. Come sempre ho imparato, come sempre ho cambiato idea, come sempre qualcuno c'era già arrivato, molto prima di me. Un genio come Wilde non poteva che capirlo al volo. Come sempre accade, vi lascio ai vostri pensieri. Adieu Dedicato a chi se n'è accorto prima di me, e a chi se ne accorgerà anche un pò grazie a me. November 25 La fiducia nella bontà altrui è una notevole testimonianza della propria bontà.Di nuovo io e di nuovo voi, vecchi amici e lettori casuali di quel mare magnum di pixel che è internet. E' facile per quelli di voi che mi vedono capire che sono felice in questo periodo (per chi mi vede spesso diciamo più del solito), e chi mi conosce bene sa che anche se a me basta poco, non mi lamento quando poco diventa tantissimo. Di questo, direbbe un mio amico di carta, dico grazie-sai. Le settimane passano come il vento, ho sempre meno tempo, tanto da fare...bla bla bla. Queste cose le sapete gia no? Mica vorrete che ve le riscriva? Andiamo subito al sodo, và. In realtà io volevo parlare di tutt'altro oggi, avevo già da giorni la bozza del post in testa ma la vita quotidiana entra insistentemente a volte, chiuderle la porta non serve. Per farla breve, voglio sapere cosa ne pensate riguardo la fiducia. E' un tema interessante a mio avviso, perchè vorrei capire come sia possibile che una persona possa lasciare in mano a qualcun'altro il proprio bene pur non essendovi costretta. Mi è capitato recentemente di dover sperare nella fiducia altrui...non senza lo zampino della mia presunzione di fare una cosa giusta, a dispetto del modo in cui veniva fatta. Non è una cosa scontata, non è una piccolezza. Perchè non fidarsi, o fidarsi poco è più facile, più sicuro. Badate, non si tratta mica di questioni di vita o di morte ma spesso di situzioni delicate e molto personali, che non nuociono direttamente ma che possono fare male comunque. A me è stata accordata questa fiducia, e mi è sembrata una grandissima opportunità, una meravigliosa testimonianza, una forma grezza di Amore se vogliamo. Se poi al sentimento-del-mi-fido-poco anche un sacco di timore: perchè non si conosce bene chi si ha davanti, perchè va contro un sentimento naturale di autoconservazione, perchè la vita spesso dimostra che fidarsi è un male...come chiamereste chi, alla luce di questi e mille altri motivi plausibili, si fida di voi? Io la chiamo "persona stupenda". Perchè non fidarsi, o fidarsi poco è più facile, più sicuro, ma non sempre è meglio. Grazie, a chi nonostante tutto si fida. Vi lascio ai vostri pensieri! Adieu Dedicato a chi si è fidato di me, il mio impegno vi ripagherà November 11 Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. Rieccomi di nuovo tra voi, amici fedeli e lettori casuali! Vi confesso che nonostante l'ultimo post risalga ad un paio di settimane fa, mi sembrava un'eternità. In effetti queste due settimane tra halloween e festeggiamenti vari sono passate alla velocità della luce, Lucca (leggi Lucca Comics N.d.r.)ha lasciato il fisico molto debilitato, e l'università coi suoi corsi e i suoi scioperi ha contribuito a segare le gambe anche al criceto Billy, che gira la rotellina nella mia cavità cranica. Aggiungete a ciò che la mia giornata, come la vostra, dura 24 ore ma ne dovrebbe durare 36 per organizzarsi al meglio e permettere quella che alcune diligenti compagne di corso chiamerebbero una "pianificazione accurata delle attività". Se con qualcuno di voi ho fatto progetti che non sono andati in porto, se vi ho ringambato situazioni o vi ho dato bidone scusatemi, vi prego. Il fatto è che spesso e volentieri mi manca tempo. Ma visto che ormai mi manca, mi sono detto che perderne ancora un pò per questa piccola riflessione non avrebbe certo fatto crollare il mondo. Credo che a questo punto della lettura molti di voi si siano identificati più o meno bene con la situazione, mal comune mezzo gaudio ragazzi. Ma non cerco di capire il fatto che il tempo manchi, perchè mi sono ormai convinto che la realtà sia diversa: il tempo c'è, in realtà manca solo per qualcosa. Infatti ci sono per me ,come credo anche per voi delle attività per le quali raramente manca tempo, dei must irrinunciabili ormai entrati nell'abitudinaria routine e solo di rado vengono rimandate/sospese/eliminate. Queste attività di cui parlo sono quelle che, in piazza con gli amici, si chiamano "perdere tempo": io per esempio spesso mi ritaglio qualche ora per leggere, andare in centro, disegnare; c'è chi fa sport, chi naviga su internet... Quello che mi premeva puntualizzare è che, nonostante credo sia fondamentalmente sbagliato dedicare troppo tempo a qualsiasi cosa (senza ritornare sull'argomento estremismo di un paio di post fa) e l'armonia sia l'obbiettivo ideale da perseguire, non sia completamente di fuori ogni tanto dedicarsi al tempo perso. Jhon Lennon, se lassù dove sei becca internet fammi sapere cosa ne pensi, e grazie per l'ispirazione. Dediato alla ragazza più indaffarata che conosco, mi ci vorrà una rete da pesca... Vi lascio ai vostri pensieri Adieu October 28 Vi Veri Veniversum Vivus Vici. Buona sera, Firenze. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto ai problemi dell'università italiana, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e corruzione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a tutto ciò. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate un colpevole.. non c'è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Tasse, buchi nei bilanci, tagli indiscriminati. C'è una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'idea di occupare e bloccare la didattica. Vi avevano promesso riforme in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. In questi giorni avete cercato giustamente di porre fine a questo silenzio. Ma nel modo sbagliato. Esattamente sessant'anni fa, un'altra generazione ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria la rivoluzione universitaria. La loro speranza era quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se le ingiustizie di questo governo vi rimangono ignote, vi consiglio di lasciar agire questa riforma. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di farvi sentire, ma in piazza. E insieme offriremo loro un 2008 che non verrà mai più dimenticato. Liberamente parafrasato da "V for Vendetta". Ho provato ad attualizzare il pensiero di quel geniaccio di Alan Moore, spero con profitto, perchè volevo scrivere qualcosa sulla situazione universitaria, ma non trovavo le parole: è quindi un pensiero libero e liberamente contestabile. Sono d'accordo con chi protesta, ma non con chi blocca e occupa: forzare qualcuno a manifestare significa secondo me perdere lo spirito stesso della protesta. Come ho detto è stato fatto in buona fede, contro i veri colpevoli...ma in modo sbagliato. Vedremo come andrà. Vi lascio ai vostri pensieri. Adieu October 16 Le passioni e le virtù sono difetti solamente se portate all'estremo. Bentornati a voi, amichetti dei blog nel mio minimo spazio di sfogo personale, e bentornato a me sullo schermetto del pc di casa vostra, pronto a darvi il mio contributo alla razione giornaliera minima raccomandata di discorsi contorti & ragionamenti macchinosi! Non ho aggiornato molto spesso il blog recentemente, ma non per mancanza di voglia: semplicemenete perchè oramai da un pò di tempo mi sono disteso, e sono li fermo che aspetta un chissacchè, rimanendo in quel limbo piacevole e rassicurante di immutabilità. E io ci sto li, come quando la domenica mattina d'inverno ti devi alzare, ma c'è quel tepore tra le lenzuola, per il quale manderesti volentieri al diavolo il resto della giornata. Inoltre se non ci sono spunti interessanti, è inutile spremersi, non ci sono e basta. Avevo parlato in settimana di quali fossero i "cardini" della comunicazione, cercavo di trovare nuovi spunti per discuterne (ma sono ancora in alto mare) e perciò avevo deciso di rinviare ancora il post...fino a stasera. Mi è capitato di parlare proprio stasera di estremismo, giusto fino a poco fa. E non tanto di estremismo tout court, quanto di quella forma esasperata di passione verso il proprio oggetto di desiderio. Ho già trattato il desiderio nei post precedenti a più riprese, ma stasera vorrei puntualizzare proprio quest'accezione: per vivere un piacere, un'amore per qualcosa, è proprio necessario estremizzalo al punto da renderlo morboso? Ho avuto modo spesso di parlare con persone diverse che (in ambiti diversi ovviamente) avevano trasformato l'entusiasmo per la loro personale passione in una vera e propria mania; il che alla lunga mi risulta personalmente sgradevole anche nelle conversazioni con i diretti interessati, in preda a ostentazioni noiose e ripetitive. Mi preme ora far capire una cosa: la mia è (come sempre) un'opinione, in quanto tale non deve essere eretta a verità assoluta, è fallibile ed è personale. Quello che mi chiedevo è: ce n'è davvero bisogno? E' obbligatorio spendere migliaia di euro per un paio di scarpe se ti piace vestire bene? E' necessario vedere "Titanic" dodici volte per dire di essere una fan di Leonardo di Caprio (bravissimo attore, tra l'altro!)? Bisogna riempirsi di tatuaggi e piercing per essere alternativi? Ognuno è libero di fare le sue scelte e merita rispetto per queste ultime, ma sono io stesso libero di avere disgusto per queste forme di feticcio per il quale spesso i diretti interessati vengono meno anche a quello che sarebbe un provvidenziale buonsenso, e spesso sono loro che ne scapitano. E direi che più di tutti, come si evince dal titolo, il concetto l'aveva capito quel crucco di Goethe (di cui ho liberamente parafrasato il pensiero). Come sempre i commenti sono graditi, come sempre il mio spazio è finito e inizia il nostro. Vi lascio ai vostri pensieri Adieu! P.s.: Dedico il post alla mia compagna di mensa, che dopo due ore di statistica ha ancora abbastanza pazienza per ascoltare i miei deliri! :D |
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